Probabilmente questo sarà il post più faticoso che ho scritto finora, perché mi richiederà un notevole sforzo nell'utilizzare un giusto vocabolario e nell'esprimere i miei pensieri
correttamente.
correttamente.
Ripeto: non sono un esperto nel settore delle scienze cognitive e nemmeno nel settore della filosofia; questo blog vuole semplicemente riportare le mie riflessioni sulla mente e i suoi "derivati".
Cominciamo.
In un post precedente (Lo spazio della mente) vi ho lasciati con una questione che ritengo interessante dal mio punto di vista:
Se il mio pensiero è a-dimensionale, come è possibile che esso esista?
Diamo un pò di definizioni in modo da definire il dominio in cui ci muoviamo.
Pensiero: qualsiasi esperienza mentale consciamente vivibile da un essere senziente.
Quì il punto caldo è l'avverbio consciamente poichè potrebbe essere frainteso: con esso io intendo che l'essere senziente "vive" l'esperienza e quindi possiamo far rientrare nei "pensieri" anche i sogni e le attività mentali involontarie.
A-dimensionale: un oggetto è a-dimensionale quando non possiede caratteristiche fisiche dimensionali (prime fra tutte gli atomi/molecole).
Esistenza: ???
Ecco il punto cruciale di tutta la faccenda!
Tutto dipende da come definiamo la caratteristica di esistenza di un entità.
Per esempio: i concetti astratti come "sincerità", "bellezza", "onestà", "salvezza", esistono? Fanno parte della nostra vita da molto tempo, abbiamo familiarità con loro, tuttavia essi non esistono fisicamente. Esistono in quanto significato di un nostro costrutto mentale.
Il linguaggio è il pilastro, il decodificatore, delle scariche elettriche che passano attraverso i nostri neuroni.
Il vero problema è: come si instaura un legame fra il linguaggio ed il livello hardware del cervello? Quando nasce il "significato"?
Perché, per esempio, il neurone x acceso ed il neurone y spento (è un estremissima semplificazione) significano "sono felice"?
Ecco il punto cruciale di tutta la faccenda!
Tutto dipende da come definiamo la caratteristica di esistenza di un entità.
Per esempio: i concetti astratti come "sincerità", "bellezza", "onestà", "salvezza", esistono? Fanno parte della nostra vita da molto tempo, abbiamo familiarità con loro, tuttavia essi non esistono fisicamente. Esistono in quanto significato di un nostro costrutto mentale.
Il linguaggio è il pilastro, il decodificatore, delle scariche elettriche che passano attraverso i nostri neuroni.
Il vero problema è: come si instaura un legame fra il linguaggio ed il livello hardware del cervello? Quando nasce il "significato"?
Perché, per esempio, il neurone x acceso ed il neurone y spento (è un estremissima semplificazione) significano "sono felice"?