martedì 23 ottobre 2012

Perchè dovrei adattarmi?

Perché dovrei cambiare? Perché dovrei adattare il mio modo di essere in funzione della società, dell'ambiente in cui vivo? E' mai possibile che io sia sempre una variabile in una funzione che ha potere su di me, che mi modifica secondo le sue leggi (tutto ciò utilizzando termini matematici)?
Nasciamo, viviamo e moriamo in società (almeno la maggior parte di noi): entriamo senza volerlo veramente in questo organismo che ci risucchia e lentamente ci lega senza via di scampo. Non che sia un'esperienza in superficie non piacevole! Tutt'altro! Per nostra stessa natura fisiologica cerchiamo la compagnia di altri individui, ma a livello mentale la faccenda è completamente diversa! Ognuno di noi ha un cervello profondamente diverso da tutti gli altri e questa è una cosa che non possiamo conciliare: quindi perché devo per forza fare parte di un contesto che non mi appartiene?

La risposta è molto semplice: l'uomo nel corso della sua storia ha costruito una struttura sociale molto complessa. Il motivo di ciò: sopravvivenza, semplice desiderio di non morire, e visto che con il lavoro di squadra i lavori manuali come la caccia e la gestione delle risorse erano più semplici da svolgere, gli uomini hanno cominciato a lavorare insieme. Finora nulla di sbagliato: anzi, è stato per moltissimo tempo la nostra forza primaria (il gruppo...e l'intelligenza). 
Il problema è che CI SIAMO SPINTI TROPPO IN AVANTI: abbiamo creato strutture e sotto-strutture, istituzioni di istituzioni che fanno capo a ministri che fanno capo a presidenti ecc...Vi rendete conto di quanto sia FOLLE ciò?!
Ci auto-costringiamo a vivere in questa struttura sociale iper-complessa ed iper-imperfetta, con tutti i suoi punti deboli, e vediamo ogni tentativo di uscire da essa come un'alienazione (molto spesso volontaria) dell'individuo.
Fra gli errori più grandi di una gestione così strutturata delle risorse umane (delle nostre vite, perché in sostanza le istituzioni controllano il modo in cui le persone devono vivere, seguendo certi standard e certe regole prestabilite) è proprio il distruggere, nell'animo delle persone, il desiderio di indipendenza, il SENSO DI SE', il sentirsi una cosa a parte rispetto al resto.
Quello che sto facendo è un discorso molto difficile da comprendere a fondo proprio perché chi lo leggerà lo relazionerà con la sua idea della società che necessariamente sarà stata influenzata da quest'ultima. Quindi, l'unica cosa che chiedo al lettore è di cercare di vedere la situazione da un punto di vista più alto, più oggettivo, per poi passare a ciò che veramente lui sente.

domenica 14 ottobre 2012

Uno e Infinità



Essere uomini è la più grande tortura e sofferenza che può essere impartita ad un’entità vivente nel nostro universo.
Tendiamo verso l’infinito, lo percepiamo e lo desideriamo, ma non possiamo raggiungerlo: non abbiamo i mezzi fisici e mentali per arrivare a qualsiasi tipo di conoscenza dell’universo che ci circonda.
E voi direte: Beh…di scoperte ne abbiamo fatte! Guarda la relatività, guarda la legge di gravitazione universale! eccetera eccetera…
Io non mi riferisco a questo tipo di scoperte: esse riguardano essenzialmente il lato meccanico-funzionale, parte sempre importante (ed anche la più utile per noi sul lato pratico, in quanto ci permette di costruire strumenti per migliorare la nostra vita), ma niente ci dicono sulla struttura dell’universo ad un livello più elevato. Mi spiego meglio: siamo perfettamente in grado di descrivere il moto di un pianeta, quanto la sua massa deformi lo spazio-tempo circostante, ecc…, ma non riusciamo a comprendere il perché avviene proprio questo. E voi subito affermerete: Ma il “perché” lo sappiamo, esistono fogli su fogli di dimostrazioni matematiche e fisiche che spiegano proprio il perché avviene quel fenomeno al posto di un altro. Non è questo il punto, vediamo la questione da un livello di astrazione più elevato: su cosa si basano le leggi fisiche? Su dati sperimentali che poi vengono generalizzati, è molto semplice. Noi sappiamo che l’universo funziona in questo determinato modo, ma non sappiamo il perché.
Non sto assolutamente parlando di religione e quindi escluderò la faccenda di Dio da questa discussione, anche se è un argomento che si trova veramente vicino.
La domanda finale è: Riusciremo mai a sapere il perché del comportamento delle leggi fisiche? Perché le leggi fisiche sono quelle che sono? Cosa ha “creato” le leggi fisiche?
Se riuscissimo a comprendere la struttura ad alto livello dell’universo (utilizzando termini informatici) avremmo una chiave di lettura di tutti i processi che avvengono a livello inferiore.
Stiamo attenti però! Cosa ci dà la certezza che, una volta compresa la struttura al livello più alto del nostro, non esista una struttura ad un livello ancora più alto? Niente, poiché non lo possiamo dimostrare con i nostri strumenti logico-matematici-fisici rimarranno sempre incatenati al livello che noi conosciamo in quel momento e solamente con ipotesi ed astrazioni veramente ardite riusciremo a concepire livelli più alti. C’è, oltre a questo, anche una motivazione psicologica: il nostro cervello non riuscirà mai a gestire un numero infinito di astrazioni semplicemente perché non abbiamo la facoltà cognitiva per farlo: un esempio di ciò sono le nostre vacillazioni nella descrizione di universi multidimensionali (non riusciamo ad immaginare universi oltre le quattro dimensioni!).

Ma lasciatemi anche spezzare una lancia in favore dell’uomo e del suo cervello. Riuscite a pensarci? Noi, esseri infinitesimali sperduti in un universo che (per noi) è infinito, riusciamo a trasportare ed ad elevare la nostra mente verso gli spazi più sconfinati, verso dimensioni parallele. Nel corso della nostra storia siamo riusciti a farci un’idea abbastanza chiara del funzionamento delle parti dell’universo a noi più vicine, fino ad arrivare a concepire teorie che abbracciavano l’intero (se fosse finito) universo.
Questo mi porta ad un’altra riflessione: che differenza c’è tra la realtà fisica e quella mentale?
Cosa ci dà assoluta certezza che l’unica vera sia la prima? Possibile, invece, che la mente ed il corpo possano vivere in due universi differenti?
Io sono molto propenso, riguardo l’ultima domanda, verso un sì.