domenica 4 novembre 2012

Lo spazio della mente

Cosa è lo spazio della mente?
E' una domanda che non ha una risposta oggettiva, dipende da individuo a individuo, da neurone a neurone e da tutti i possibili fattori che possono influenzare la nostra rappresentazione mentale.
Cerchiamo di fare degli esempi concreti per cercare di delineare meglio cosa possa essere uno spazio mentale, lentamente ci renderemo conto che è un'astrazione a cui siamo estremamente vincolati e verso cui proiettiamo moltissime informazioni e sensazioni che provengono dall'esterno.
L'esempio che mi è più vicino è quello della musica (sono pianista e studio musica elettronica al conservatorio): proviamo ad ascoltare un brano musicale molto particolare: 
Non pretendo che il brano piaccia, ci sono gusti e gusti (l'ho scelto solamente per quello che mi fa provare al momento dell'ascolto, e poi perché conosco bene il film da cui è tratto). Passiamo all'analisi.

Io CREDO (fondamentale questo verbo...) che, a prescindere dalle sensazioni particolari e alle particolari rappresentazioni mentali che possono scaturire, si possano delineare delle linee guida "oggettive" riguardo alle sensazioni, ai sentimenti più importanti (in sostanza il "risultato generale" delle sensazioni particolari) che permettano di affermare che tipo di stato mentale la persona sta vivendo al momento dell'ascolto. Ciò a mio avviso risulta molto più facile analizzando un brano musicale (lo fanno da secoli e secoli i compositori!).

Durante l'ascolto di questo brano io penso che il sentimento predominante nella mente dell'ascoltatore sia quello della sospensione (non trovo parola migliore per esprimerlo). 
Ma al momento dell'ascolto noi cosa facciamo? Lasciamo scorrere il flusso musicale senza prenderne niente o assimiliamo qualcosa?
Ovviamente la seconda ipotesi è più plausibile perché se così non fosse non potremmo provare assolutamente niente all'ascolto di qualsiasi cosa!
Quindi, se assimiliamo qualcosa, dove la mettiamo
Prima che le linee generali dei dati musicali vadano ad incastonarsi nella nostra memoria, io credo che il flusso musicale rimanga in sospensione in una parte della nostra mente, che è appunto lo spazio mentale.
Il brano musicale contemporaneamente è inserito in questo spazio e lo genera, costruisce rappresentazioni nella nostra mente.
Io lo chiamo "spazio" proprio perché la sua natura è veramente spaziale, ma ovviamente non sarà uno spazio fisico in 4 dimensioni come il nostro. Io credo che sia uno spazio a-dimensionale, cioè senza alcuna dimensione, una pura astrazione.

E qui sorge una delle domande più pesanti e schiaccianti riguardo la natura della mente: se il mio pensiero è a-dimensionale (infatti fisicamente esso non esiste) come è possibile che esista?

La mia opinione è che in questo ambito dobbiamo esulare dalla fisica classica ed aprire la mente ad una nuova concezione dello spazio.
La mente è un altro spazio, di natura diversa da qualsiasi universo n-dimensionale.











martedì 23 ottobre 2012

Perchè dovrei adattarmi?

Perché dovrei cambiare? Perché dovrei adattare il mio modo di essere in funzione della società, dell'ambiente in cui vivo? E' mai possibile che io sia sempre una variabile in una funzione che ha potere su di me, che mi modifica secondo le sue leggi (tutto ciò utilizzando termini matematici)?
Nasciamo, viviamo e moriamo in società (almeno la maggior parte di noi): entriamo senza volerlo veramente in questo organismo che ci risucchia e lentamente ci lega senza via di scampo. Non che sia un'esperienza in superficie non piacevole! Tutt'altro! Per nostra stessa natura fisiologica cerchiamo la compagnia di altri individui, ma a livello mentale la faccenda è completamente diversa! Ognuno di noi ha un cervello profondamente diverso da tutti gli altri e questa è una cosa che non possiamo conciliare: quindi perché devo per forza fare parte di un contesto che non mi appartiene?

La risposta è molto semplice: l'uomo nel corso della sua storia ha costruito una struttura sociale molto complessa. Il motivo di ciò: sopravvivenza, semplice desiderio di non morire, e visto che con il lavoro di squadra i lavori manuali come la caccia e la gestione delle risorse erano più semplici da svolgere, gli uomini hanno cominciato a lavorare insieme. Finora nulla di sbagliato: anzi, è stato per moltissimo tempo la nostra forza primaria (il gruppo...e l'intelligenza). 
Il problema è che CI SIAMO SPINTI TROPPO IN AVANTI: abbiamo creato strutture e sotto-strutture, istituzioni di istituzioni che fanno capo a ministri che fanno capo a presidenti ecc...Vi rendete conto di quanto sia FOLLE ciò?!
Ci auto-costringiamo a vivere in questa struttura sociale iper-complessa ed iper-imperfetta, con tutti i suoi punti deboli, e vediamo ogni tentativo di uscire da essa come un'alienazione (molto spesso volontaria) dell'individuo.
Fra gli errori più grandi di una gestione così strutturata delle risorse umane (delle nostre vite, perché in sostanza le istituzioni controllano il modo in cui le persone devono vivere, seguendo certi standard e certe regole prestabilite) è proprio il distruggere, nell'animo delle persone, il desiderio di indipendenza, il SENSO DI SE', il sentirsi una cosa a parte rispetto al resto.
Quello che sto facendo è un discorso molto difficile da comprendere a fondo proprio perché chi lo leggerà lo relazionerà con la sua idea della società che necessariamente sarà stata influenzata da quest'ultima. Quindi, l'unica cosa che chiedo al lettore è di cercare di vedere la situazione da un punto di vista più alto, più oggettivo, per poi passare a ciò che veramente lui sente.

domenica 14 ottobre 2012

Uno e Infinità



Essere uomini è la più grande tortura e sofferenza che può essere impartita ad un’entità vivente nel nostro universo.
Tendiamo verso l’infinito, lo percepiamo e lo desideriamo, ma non possiamo raggiungerlo: non abbiamo i mezzi fisici e mentali per arrivare a qualsiasi tipo di conoscenza dell’universo che ci circonda.
E voi direte: Beh…di scoperte ne abbiamo fatte! Guarda la relatività, guarda la legge di gravitazione universale! eccetera eccetera…
Io non mi riferisco a questo tipo di scoperte: esse riguardano essenzialmente il lato meccanico-funzionale, parte sempre importante (ed anche la più utile per noi sul lato pratico, in quanto ci permette di costruire strumenti per migliorare la nostra vita), ma niente ci dicono sulla struttura dell’universo ad un livello più elevato. Mi spiego meglio: siamo perfettamente in grado di descrivere il moto di un pianeta, quanto la sua massa deformi lo spazio-tempo circostante, ecc…, ma non riusciamo a comprendere il perché avviene proprio questo. E voi subito affermerete: Ma il “perché” lo sappiamo, esistono fogli su fogli di dimostrazioni matematiche e fisiche che spiegano proprio il perché avviene quel fenomeno al posto di un altro. Non è questo il punto, vediamo la questione da un livello di astrazione più elevato: su cosa si basano le leggi fisiche? Su dati sperimentali che poi vengono generalizzati, è molto semplice. Noi sappiamo che l’universo funziona in questo determinato modo, ma non sappiamo il perché.
Non sto assolutamente parlando di religione e quindi escluderò la faccenda di Dio da questa discussione, anche se è un argomento che si trova veramente vicino.
La domanda finale è: Riusciremo mai a sapere il perché del comportamento delle leggi fisiche? Perché le leggi fisiche sono quelle che sono? Cosa ha “creato” le leggi fisiche?
Se riuscissimo a comprendere la struttura ad alto livello dell’universo (utilizzando termini informatici) avremmo una chiave di lettura di tutti i processi che avvengono a livello inferiore.
Stiamo attenti però! Cosa ci dà la certezza che, una volta compresa la struttura al livello più alto del nostro, non esista una struttura ad un livello ancora più alto? Niente, poiché non lo possiamo dimostrare con i nostri strumenti logico-matematici-fisici rimarranno sempre incatenati al livello che noi conosciamo in quel momento e solamente con ipotesi ed astrazioni veramente ardite riusciremo a concepire livelli più alti. C’è, oltre a questo, anche una motivazione psicologica: il nostro cervello non riuscirà mai a gestire un numero infinito di astrazioni semplicemente perché non abbiamo la facoltà cognitiva per farlo: un esempio di ciò sono le nostre vacillazioni nella descrizione di universi multidimensionali (non riusciamo ad immaginare universi oltre le quattro dimensioni!).

Ma lasciatemi anche spezzare una lancia in favore dell’uomo e del suo cervello. Riuscite a pensarci? Noi, esseri infinitesimali sperduti in un universo che (per noi) è infinito, riusciamo a trasportare ed ad elevare la nostra mente verso gli spazi più sconfinati, verso dimensioni parallele. Nel corso della nostra storia siamo riusciti a farci un’idea abbastanza chiara del funzionamento delle parti dell’universo a noi più vicine, fino ad arrivare a concepire teorie che abbracciavano l’intero (se fosse finito) universo.
Questo mi porta ad un’altra riflessione: che differenza c’è tra la realtà fisica e quella mentale?
Cosa ci dà assoluta certezza che l’unica vera sia la prima? Possibile, invece, che la mente ed il corpo possano vivere in due universi differenti?
Io sono molto propenso, riguardo l’ultima domanda, verso un sì.

sabato 25 agosto 2012

Mente meccanica o intelligente?

Da che cosa è formata la mente?
Un neurone e le sue parti principali
Per rispondere a questa domanda pressochè colossale dobbiamo ridurre l'oggetto della nostra discussione ai suoi minimi fattori: i neuroni
Senza dilungarmi troppo sul funzionamento dei neuroni, mi limito a dire che il loro scopo è trasmettere informazioni: e l'unica maniera possibile di trasmettere informazione a livello elementare è tramite scariche elettriche. A seconda che per il neurone passi o no la scarica si viene a formare l'informazione (che diventa via via sempre più complessa e completa aggiungendo sempre più neuroni al processo, ed aumentando esponenzialmente le possibilità di informazione).

Ora sorge una domanda decisamente affascinante e straniante: 
DA CHI SONO GUIDATI I NEURONI?

Infatti ragionando in base all'attività neuronale ci rendiamo conto che tutto il funzionamento della mente, ogni nostro pensiero o sentimento è regolato da semplici (quasi elementari) leggi fisiche.
Ma se tutto è regolato deterministicamente (proprio come avviene nella programmazione di un computer: infatti, il meccanismo che regola lo scambio di informazioni nel cervello è pressochè identico a quello dei calcolatori, dai più semplici ai più complessi, i cui fattori minimi sono i bytes i quali possono essere accesi o spenti)...COME E' POSSIBILE CHE IO POSSA PENSARE LIBERAMENTE? IL MIO PENSIERO E' VERAMENTE IL MIO O E' REGOLATO A PRIORI?

Cosa spinge quella scarica elettrica a passare per quel neurone in quel determinato istante, provocando (a livello più elevato) il mio pensiero?
Se effettivamente ogni neurone opera secondo una precisa programmazione, allora sarebbe immediato affermare che non esiste alcuna differenza fra il cervello umano e quello di un computer: i computer "pensano" solamente ciò che è stato programmato loro di pensare ed operano in medesimo maniera.
In sostanza, il fatto che io in questo preciso momento stia scrivendo proprio del funzionamento della mente umana e della sua programmabilità non sarebbe altro che il frutto premeditato della mia mente programmata.
Lasciando a parte la scontata domanda "chi sarebbe il programmatore della mia mente?" che sorge spontanea, ma ci porta drasticamente fuori strada, passiamo ad un altro argomento interessante e comunque correlato.

Se alla base di ogni mia attività cognitiva è presente un semplice e sterile fenomeno fisico, che non include alcuna forma d'intelligenza, COME E' POSSIBILE CHE IO SIA UN ESSERE INTELLIGENTE?. Come è possibile che dalla semplice fisicità dei neuroni e dal loro semplice funzionamento (acceso/spento) scaturisca un pensiero intelligente?

Semplificando la questione (quasi in termini matematici) si hanno due possibilità:
  1. I neuroni sono semplici elementi fisici che non presentano alcun tipo di intelligenza. Di conseguenza l'intelligenza non esiste e ciò che pensiamo è preprogrammato (o direttamente derivante dal mondo esterno), senza alcun tipo di contributo volontario. Di conseguenza non esiste (ad un livello abbastanza elevato di astrazione) nessuna differenza fra un cervello umano ed un calcolatore elettronico. Entrambi reperiscono informazioni dall'esterno (input) e restituiscono dati in uscita (output).

     
  2. I neuroni sono intelligenti: sanno che informazione far passare e quale no. Sono in tutto e per tutto degli esseri pensanti. Ciò, se fosse vero sarebbe a dir poco sconvolgente poichè significherebbe che la nostra mente possiede uno strumento di controllo delle informazioni autonomo rispetto al nostro pensiero, ma che lo rende autentico e libero. Chiamiamolo come vogliamo, ma io preferisco il termine che per milleni gli è stato affibiato: anima.
ATTENZIONE PERO': il secondo caso porta inevitabilmente ad un regresso all'infinito. Chi regola l'interazione fra l'anima e i neuroni? Sicuramente ci sarà un "organo" superiore ad entrambi che svolge questo controllo ad alto livello.
E chi regola questa nuova interazione? E così via all'infinito.
 
Presupporre che la mente sia guidata da un'ente intelligente presuppone anche l'esistenza di infiniti enti intelligenti che regolano il nostro pensiero, a livelli sempre più elevati!










venerdì 24 agosto 2012

Perchè MENTEinterna?

Benvenuti in questo mio nuovo blog!

Qui tratterò principalmente il tema della mente e del suo rapporto con il mondo esterno cercando sempre più di arrivare ad una spiegazione coerente del suo funzionamento.

Il progetto è ambizioso e non pretendo di arrivare a conclusioni incredibilmente soddisfacenti, anche per il fatto che non possiedo le competenze accademiche necessarie in ambiti quali la filosofia della mente o la neurologia o la neuropsicologia (per non parlare delle Scienze Cognitive).

Quelle che esporrò nei post che seguiranno saranno solamente delle riflessioni, delle semplici speculazioni su questo argomento che mi affascina notevolmente.

Ecco quindi spiegato il titolo MENTEinterna: il mio vuole essere un viaggio all'interno della mente umana, un viaggio che farò tramite la mente stessa, un'autoanalisi in una spirale quasi paradossale ed autoreferenziale.

Spero che il blog vi piaccia!